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Ischia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Geografia

Dalle forme quasi a trapezio, l'isola è distante 17.5 miglia da Napoli, è larga 10 km da est a ovest e 7 da nord a sud, ha una lunghezza costiera di 34 km conuna superificie di 46,3 km².

Il rilievo più alto è il monte Epomeo 787 metri situato nel centro dell'isola. L'Epomeo non è un vulcano ma la conseguenza del sollevamento di rocce vulcaniche negli ultimi 30.000 anni. L'attività vulcanica ad Ischia è stata  caratterizzata da eruzioni poco consistenti e con grande distanza di tempo. Dopo le eruzioni nel periodo greco e romano, l'ultima è del  1301 nel parte orientale dell'isola con una breve colata (Arso) giunta fino al mare.

La magior parte del suo litorale è inserito nell'area naturale marina protetta Regno di Nettuno.



Dal punto di vista geologico, l'isola di Ischia ha caratteristiche vulcaniche, formatasi in seguito ad eruzioni diverse succedutesi nel giro di circa 150.000 anni. Le zone più antiche dell'isola si individuano nei bordi delle coste meridionali (Punta Imperatore, Capo Negro, Punta della Signora, Punta Sant'Angelo,  Capo Grosso, Punta Chiarito, Punta San Pancrazio, Punta della Cannuccia, Monte di Vezzi, Scarrupata di Barano) databili fra i 147.000 e i 100.000 anni fa (A.F.). Unica eccezione a settentrione l'abbiamo in Monte Vico che fa parte delle stesse formazioni ed epoche.

Si è avuta quindi nella parte centrale la formazione del Monte Epomeo, monte con i caratteristici tufi verdi, risalente a circa 55.000 anni fa Seguono  verso S-O le formazioni di Citara (33000 anni fa), Faro di Punta Imperatore (19.000 anni fa) , Scarrupo di Panza (tra 29.000 e 24.000 anni fa) e Campotese. In Seguito l'attività vulcanica si è spostata a N-O, con i grandi effluvi di Zaro e Marecoppo di circa 6.000 anni fa, che, a ridosso di Lacco Ameno, delimitano la Valle di San Montano. Intorno al 5.000 anni fa, sul lato opposto, a S-E, si è formato il Piano Liguori.

Clima


L'originale formazione a cono dell'isola d'Ischia con il Monte Epomeo al centro e la locazione geografica dell'isola nel Mar Tirreno centrale donano  un clima mite anche nei periodi invernali con frequenti cambi di cliama,  anche nella stessa giornata. A Casamicciola Terme (120 msm) la temperatura media annua è leggermente superiore ai 16ºC, con temperature medie invernali di oltre 9°C ed estive di circa 24°C. Il mese più caldo è luglio (24,2°C),  quello più freddo è gennaio (8,8°C). I venti dominanti variano in base alla stagione: in inverno sono , il ponente-libeccio il libeccio e lo scirocco. I venti dominanti in estate e primavera sono il grecale e la tramontana. Come i venti anche l'umidità varia in base alla stagione: in inverno, in presenza di libeccio e scirocco e quindi con piogge frequenti l'umidità media è del 63%,  nelle giornate con venti settentrionali l'umidità si riduce notevolmente come anche in primavera.

---- Le Terme dell'isola

Le acque termali dell'Isola d'Ischia sono ben conosciute ed utilizzate fin dall'antichità. Già i primi coloni Euboici (VIII sec. A. C.), come dimostrano i numerosi reperti archeologici rinvenuti nel sito di Pithecusa e conservati presso il Museo Archeologico di Villa Arbusto a Lacco Ameno, apprezzavano ed usavano le acque delle sorgenti termali dell'Isola. I Greci infatti utilizzavano le acque termali per ritemprare lo spirito ed il corpo e come rimedio per la guarigione dei postumi di ferite di guerra (in epoca pre-antibiotica!) attribuendo alle acque ed ai vapori che sgorgavano dalla terra poteri soprannaturali; non a caso presso ogni località termale sorgevano templi dedicati a divinità come quello di Apollo a Delfi. Strabone, storico e geografo greco, cita nella sua monumentale opera geografica l'Isola d'Ischia e le virtù delle sue sorgenti termali (Geograph. Lib. V). Se i Greci furono i primi popoli a conoscere i poteri delle acque termali, i Romani le esaltarono come strumento di cura e relax attraverso la realizzazione di Thermae pubbliche ed utilizzarono sicuramente e proficuamente le numerose sorgenti dell'Isola (come dimostrano le tavolette votive rinvenute presso la Sorgente di Nitrodi a Barano d'Ischia, dove sorgeva un tempietto dedicato ad Apollo ed alle Ninfe Nitrodie, custodi delle acque) anche senza fastosi insediamenti; nell'Isola infatti non sono state rinvenute, come invece a Roma ed in altri centri termali dell'antichità, imponenti vestigia di edifici termali probabilmente per le eruzioni vulcaniche ed i terremoti che frequentemente ne hanno violentemente scosso le balze. Il declino della potenza di Roma coincise con l'abbandono dell'uso dei balnea anche ad Ischia: non ci sono infatti tracce dell'uso delle acque nel Medioevo.Di terme e termalismo si riprende attivamente a parlare nel Rinascimento ed un impulso decisivo alla moderna medicina termale venne dato da Giulio Iasolino, un medico calabrese, docente presso l'Università di Napoli, che verso la fine del 1500, affascinato dal clima e dai fenomeni di vulcanismo secondario (fumarole ed acque termali), intuendo le potenzialità terapeutiche del mezzo termale, effettuò un meticoloso censimento delle sorgenti dell'Isola (per la prima volta appare la ricchezza idrogeologica del territorio isolano), ne individuò la composizione delle acque e compì dettagliate osservazione circa gli effetti delle stesse su numerose patologie che affliggevano i suoi contemporanei (nel descrivere la Sorgente del Castiglione, una delle più famose dell'epoca, Iasolino esprime tutto il suo entusiasmo per le acque termali: "Noi ogni dì vediamo operazioni e virtù di quest'acqua così meravigliose e stupende che veramente bisogna credere essere data dal cielo per la salute degli uomini"). Con la pubblicazione del trattato "De Rimedi Naturali che sono nell'Isola di Pithecusa; hoggi detta Ischia" il Professor Iasolino liberò le acque termali di Ischia da quell'alone magico che fino ad allora ne aveva condizionato l'utilizzo. Dopo le esperienze di Iasolino, agli inizi del '600, considerando che molte guarigioni si ottenevano con l'uso dei bagni termali e che le cure ad Ischia, abbastanza costose, potevano permettersele solo nobili e ricchi borghesi, un gruppo di nobili filantropi napoletani fece edificare nel comune di Casamicciola il "Pio Monte della Misericordia", "stabilimento termale (per l'epoca) più grande d'Europa", per permettere anche a chi non aveva adeguate possibilità economiche di godere delle qualità terapeutiche delle locali acque termali. Dal '600 alla metà del '900 vennero costruiti in prossimità delle più rinomate sorgenti termali numerosi stabilimenti e strutture ricettive che fecero dell'Isola d'Ischia una rinomata stazione internazionale di cura e soggiorno dove vennero a curare le malattie del corpo, e non solo, personaggi celebri come Giuseppe Garibaldi, dopo la battaglia di Aspromonte, Camillo Benso conte di Cavour, Arturo Toscanini. Dagli anni Sessanta, grazie alla lungimiranza ed all'intuito imprenditoriale del cav. Angelo Rizzoli, l'Isola d'Ischia e le sue acque si aprono ai grandi flussi turistici ed una intensa attività scientifica consacra le cure termali al rango di terapie alternative alle terapie farmacologiche per la cura di molte delle affezioni già perfettamente descritte da Iasolino.

La viticoltura

La viticoltura ad Ischia ha origini millenarie. Sulla coppa di Nestore, ritrovata a Montevico Lacco Ameno), è incisa una frase che inneggia al buon vino locale e testimonia che gli Antichi Eubei, che avevano colonizzato l' isola, avevano introdotto la coltivazione della vite e quindi la produzione del "nettare degli Dei". La tecnica di coltivazione, in particolare modo, richiama alla tradizione greca e differisce da quella etrusca usata nel centro Italia e nelle zone interne della Campania. La viticoltura è stata alla base dell'economia isolana per lunghi periodi storici, condizionandone la vita e i costumi degli stessi abitanti. Le colture sull'isola si estendono dalle coste fin sugli irti pendii montani dove cellai e terrazzamenti, costruiti con rinforzi di muri a secco di pietra di tufo verde, consentono la coltivazione della vite. Dal 1500 il vino bianco sfuso veniva esportato via mare verso la terraferma ai principali mercati italiani e stranieri fino in Dalmazia, veniva posto in "carrati" trasportati dalle vinacciere (barche a vela). Dal 1955 a oggi il cambiamento dell'economia isolana è stato radicale. Lo sviluppo rapido del turismo, che è diventato la principale risorsa economica dell'isola, ha indebolito e in parte cancellato il passato culturale di una tradizione che andava protetta e salvata.

L’origine del nome
I Greci chiamavano l'isola "Pithekoussai", che significherebbe "isola delle scimmie" (da pithekos, scimmia), in riferimento alla leggenda della presenza a Ischia dei Cercopi e della loro trasformazione in scimmie. Plinio il Vecchio (Nat. Hist. 111, 6.82) ritiene invece che il nome sia non in relazione con le scimmie (non a simiarum multitudine), ma derivi invece dai dolii (a figlinis doliorum), in greco pythoi - termine che può collegarsi alle fabbriche di anfore o genericamente di vasi di terracotta. Tale teoria etimologica risulta, da un punto di vista archeologico, più convincente, in considerazione della fiorente attività ceramica attestata nell'isola fin nelle prime fasi della colonizzazione greca.
I Romani chiamavano l’isola "Aenaria" (da aenus, bronzo), in riferimento alle attività metallurgiche che esistevano non solo in epoca greca a Pithecousae (località Mazzola sopra Lacco Ameno), ma anche a Carta Romana, presso l'isolotto del Castello, in epoca romana. Il poeta Virgilio la chiamava “Inarime” o “Arime”: il termine sarebbe da ricercarsi nell’Iliade (II, 783), dove si narra la storia del ciclope Tifeo che fu incatenato “ein Arimois”. Marziano Capella seguì Virgilio nell’uso di questo nome che, in realtà, non entrò mai nell’uso comune.
L'attuale nome appare invece per la prima volta nella lettera inviata da Papa Leone III a Carlo Magno nell’813 (iscla, da insula che significa appunto isola).
Alcuni studiosi[senza fonte], infine, ricollegano il termine alla parola di origine semitica I-schra, "isola nera" che in sé potrebbe anche essere accettabile se non fosse che dal punto di vista geologico l'isola per i suoi prodotti vulcanici appare soprattutto bianca. Peraltro la frequentazione fenicia dell'isola è archeologicamente documentata in epoca molto antica.[1] Nella diffusione in Campania ed Etruria meridionale, fin dallVIII secolo a.C., di oggetti di produzione o ispirazione egiziana, «hanno certo parte i mercanti fenici installati a Ischia e poi frequentatori delle coste tirreniche».[1]

La storia

Antichità

L'isola d'Ischia era abitata fin dal Neolitico, come dimostrano i vari reperti ritrovati ad esempio sulle alture di Punta Imperatore, nella fazione di Panza, nella zona S-O dell'isola.

Il ritrovamento fortuito di muri a secco, avvenuto nel 1989 a seguito di uno smottamento, in località Punta Chiarito,avvenuto sempre nella frazione di Panza, ha dato l'avvio tra il 1993 ed il 1995 ai lavori di scavo che hanno permesso il ritrovamento di una fattoria greca tenuta da agricoltori benestanti, come dimostra la buona fattura dei vasi che sono stati rinvenuti ed ha permesso di anticipare lo sbarco dei primi coloni greci di circa venti anni rispetto all'originaria ipotesi, cioè intorno al 790, 780 a.C.. Inizialmente, si riteneva, infatti, che lo sbarco fosse avvenuto proprio a Monte Vico, oggi nel comune di Lacco Ameno, dove i coloni arrivati da Eretria e Chalkis nell' VIII secolo a.C, avrebbero stabilito un emporio per il commercio con gli Etruschi della terraferma.

Grazie agli scavi del 1993, si è capito oggi che in realtà, i primi coloni si stabilirono a S-O dell'isola, sulle alture di Punta Chiarito,a Panza, frazione del comune di Forio. La baia di Sorgeto, che si trova ai piedi di Punta Chiarito, offre un riparo ideale per le navi, sopratutto dai venti di scirocco, un requisito importante per i Greci, nella scelta di un approdo. Tale requisito, infatti, non è presente nella zona di Monte Vico e costituiva per gli studiosi una non facilmente spiegabile anomalia.

A vent'anni circa dall'originario sbarco, colonizzata buona parte dell'isola, viene fondata la colonia di Pithecusa, il cui centro principale sarà, però, sulle alture di Monte Vico, nella zona nord dell'isola, prospiciente il continente, in modo da avere un più rapido scambio con la terraferma. [2] Con il suo porto la colonia fece fortuna grazie al commercio del ferro con il resto dell’Italia; nel periodo di massimo splendore contava circa 10.000 abitanti.



Nel 1953 l'archeologo e studioso tedesco Giorgio Buchner scoprì in una tomba un manufatto in ceramica recante un’iscrizione, noto come “Coppa di Nestore”. Incise sulla coppa ci sono alcune frasi in alfabeto greco:

(GRC) « Νέστορος εἰμὶ εὔποτον ποτήριον
ὃς δ’ ἂν τοῦδε πίησι ποτηρίου αὐτίκα κῆνον
ἵμερος αἱρήσει καλλιστεφάνου Ἀφροδίτης »
 

(IT) « Io sono la bella coppa di Nestore,
chi berrà da questa coppa
subito lo prenderà il desiderio di Afrodite dalla bell


Il Nestoros in incipit richiama l’omonima coppa descritta nell’XI libro dell’Iliade, tanto grande che occorrevano quattro persone per spostarla e tale da porsi in netto contrasto con il piccolo skyphos dell’incisione. Datata 730 a.C., rappresenta il più antico riferimento scritto all’Iliade nonché il più antico esempio di poesia Greca scritta su ceramica e può essere considerata il primo precursore esistente dell’alfabeto latino.



La prima colonia greca di terraferma, Cuma, fu fondata da coloni provenienti da Ischia che forse fuggivano l’attività vulcanica dell’isola e probabilmente prese il nome dall'omonima città nella regione dell’Eubea. Nel 474 a.C. il tyrannos Gerone I di Siracusa corse in aiuto dei Cumani contro gli Etruschi e li sconfisse in mare (Battaglia di Cuma). Occupò Ischia e le circostanti isole dell'arcipelago campano e vi stabilì un presidio a cui ordinò di costruire una fortezza su uno scoglio posto di fronte l’isola di Vivara (che sarebbe diventata, in seguito, il Castello Aragonese).

I romani conquistarono Ischia (e Napoli) nel 322 a.C..

L’era cristiana fino al 1500

Nel 6 d.C. l’imperatore Augusto restituì l’isola a Napoli in cambio di Capri. Ischia soffrì le invasioni barbariche e fu prima conquistata dagli Eruli e successivamente dagli Ostrogoti per essere infine annessa, attorno alla metà del VI secolo, all’Impero romano d’Oriente (a seguito della guerra gotica). I bizantini consegnarono l’isola a Napoli nel 588 e nel 661 veniva amministrata da un conte fiduciario del duca di Napoli. L’area fu devastata dai Saraceni nell’813 e nell’847; nel 1004 fu occupata da Enrico II di Germania; il re normanno Ruggero II di Sicilia la conquistò nel 1130 e ne affidò l'amministrazione a un don Alduino de Candida primo Conte d’Ischia dei normanni; l’isola fu saccheggiata dai Pisani nel 1135 e nel 1137 e successivamente passò nelle mani degli Svevi e degli Angioini. Dopo i Vespri siciliani nel 1282, Ischia partecipò alla rivolta riconoscendo come sovrano Pietro III d'Aragona, ma fu riconquistata dagli angioini l’anno seguente. Nel 1284 fu riconquistata dalle truppe aragonesi e Carlo II d'Angiò non fu in grado di riottenerne il controllo fino al 1299.

Come conseguenza dell’ultima eruzione verificatasi nel 1301, la popolazione si rifugiò a Baia dove rimase per 4 anni. Nel 1320 Roberto d'Angiò e la moglie Sancia visitarono l’isola e furono ospitati da Cesare Sterlich, che dalla Santa Sede era stato mandato da Carlo II a governare l’isola nel 1306 e che aveva, al tempo, quasi 100 anni.

Ischia soffrì molto del conflitto tra la casata degli Angiò e quella dei Durazzo. Fu assoggettata da Carlo Durazzo nel 1382, riconquistata da Luigi II d'Angiò nel 1385 e occupata nuovamente da Ladislao di Durazzo nel 1386; fu saccheggiata dalla flotta dell’Antipapa Giovanni XXIII sotto il comando di Gaspare Cossa nel 1410 solo per essere ripresa l’anno seguente da Ladislao. Nel 1422 Giovanna II d'Angiò diede l’isola al figlio adottivo Alfonso V d'Aragona ma, quando questi cadde in disgrazia, la riprese con l’aiuto di Genova nel 1424. Nel 1438 Alfonso rioccupò il castello, cacciò tutti i cortigiani e gli uomini atti alle armi, annettendo l'isola alla Corona d'Aragona. Incoraggiò le unioni matrimoniali fra i propri soldati le mogli e le figlie di quelli espulsi. Diede l’avvio ai lavori di costruzione di un ponte che collegasse il castello al resto dell’isola e scavò una grande galleria. Entrambe le realizzazioni sono visibili ancora oggi. Nel 1442 diede l’isola a una delle sue favorite, Lucrezia d'Alagno che, una volta al potere, delegò il governo al genero, Giovanni Torella. Alla morte di Alfonso, nel 1458, l’isola venne proditoriamente restituita alla casata angioina. Cacciato il Torella da Alessandro Sforza per ordine di Ferdinando I di Napoli l’isola venne amministrata per un breve periodo (1462-1464), da Garceraldo Requesens. Nel 1464, a seguito di alcune agitazioni popolari a favore di Torella, fu nominato governatore Marino Caracciolo.

Nel febbraio 1495, con l’arrivo di Carlo VIII, Ferdinando II approdò sull’isola e prese possesso del castello e, dopo aver ucciso il castellano traditore Giusto di Candida con le sue stesse mani, lasciò il controllo dell’isola a Innico d'Avalos, marchese di Pescara e Vasto, che difese abilmente l’isola dalla flottiglia francese. Fernando e la sorella Costanza, giunta assieme a lui, diedero origine alla dinastia D’Avalos che avrebbe retto la signoria dell’isola nel corso del XVI e XVII secolo.

1500 - 1700

Durante tutto il quindicesimo secolo l’isola risentì delle incursioni dei pirati e delle navi corsare berbere – nel 1543 e nel 1544 Khayr al-Dīn, detto il Barbarossa, mise l’isola a ferro e fuoco e fece 4.000 prigionieri. Nel 1548 e nel 1552 Ischia fu assalita dal successore Dragut Rais. Grazie alla diminuzione degli attacchi, alla loro minore intensità e alla costruzione di più efficaci mezzi difensivi, gli isolani cominciarono ad avventurarsi al di fuori del castello: nasceva così il centro storico di Ischia Ponte (allora conosciuto come Borgo di Celsa per i molti alberi di gelso che vi si trovavano, necessari per l'allevamento dei bachi da seta).

Nel 1647, durante la rivoluzione di Masaniello, ci fu un tentativo di ribellione contro i ricchi possidenti terrieri feudali.

Dal diciottesimo secolo a oggi


Con l’estinzione della famiglia D’Avalos nel 1729, l’isola passò allo stato borbonico. Nel marzo 1734 fu presa dai Borboni e amministrata da un governatore reale che risiedeva nel castello. L’isola si ritrovò coinvolta nella Repubblica di Napoli nel marzo 1799, ma il 3 aprile il commodoro Trowbridge – sotto il comando di Lord Nelson – sedò la rivolta a Ischia e nella vicina Procida. Per decreto del governatore molti ribelli furono impiccati a Procida e in piazza Mercato a Napoli. Fra questi vi era Francesco Buonocore, che aveva avuto il compito di amministrare l’isola dal generale francese Jean Étienne Championnet. Il 13 febbraio 1806 l’isola fu occupata dai francesi e il 24 fu attaccata senza successo dagli inglesi.

Il 28 luglio 1883 un violento terremoto che raggiunse l’ottavo grado della scala Mercalli distrusse i villaggi di Casamicciola Terme e Lacco Ameno, provocando 2.333 morti e 706 feriti. Tra le vittime del sisma, vi fu anche la famiglia del filosofo Benedetto Croce, che in quel periodo soggiornava a Casamicciola Terme: « Eravamo a tavola per la cena io la mamma, mia sorella ed il babbo che si accingeva a prendere posto. Ad un tratto come alleggerito, vidi mio padre ondeggiare e subito in un baleno sprofondare nel pavimento stranamente apertosi, mia sorella schizzare in alto verso il tetto. Terrorizzato cercai con lo sguardo mia madre che raggiunsi sul balcone dove insieme precipitammo e così io svenni »
(Benedetto Croce, Memorie della mia vita)


. Oggi Ischia è un'apprezzata destinazione turistica che accoglie oltre 6 milioni di visitatori l’anno, principalmente italiani e tedeschi (ci sono circa 5.000 tedeschi residenti sull’isola).


Monumenti e luoghi d'interesse
Villa La Colombaia (Lacco Ameno - Forio)

La villa, immersa nel verde del bosco di Zaro e circondata da un ampio parco, fu realizzata dal famoso giornalista socialista Luigi Patalano, divenendo poi la residenza estiva del regista Luchino Visconti. Attualmente è sede della Fondazione a lui dedicata, coinvolta nella promozione di attività culturali come musica, cinema, teatro, mostre d’arte, work-shop e rassegne cinematografiche, oltre che nell’organizzazione del Premio Internazionale “Luchino Visconti”. Al suo interno è presente un museo dedicato al regista. La villa e il parco sono aperti al pubblico.


Giardini La Mortella (Forio – San Francesco)  Museo giardino di Lady Walton.


Il parco si trova a Forio ed era in origine di proprietà del compositore inglese Sir William Walton, che visse nella villa attigua con la moglie argentina Susanna fino alla di lui scomparsa nel 1983. Quando il compositore giunse sull’isola nel 1946, diede incarico a Russel Page di realizzare il giardino e fece piantare meravigliose piante tropicali e mediterranee, alcune delle quali hanno raggiunto oggi proporzioni sbalorditive. I giardini hanno un’affascinante vista sulla città e sul porto di Forio. Attualmente una parte del giardino è dedicata a un complesso museale sulla vita e le opere di Walton.


Castello Aragonese (Ischia Ponte) 


Fu costruito nel 474 a.C. su uno scoglio attiguo all’isola da Gerone, tiranno di Siracusa. Allo stesso tempo furono costruite due torri per controllare i movimenti delle flotte nemiche. Lo scoglio fu poi occupato dai Partenopei (gli antichi abitanti di Napoli). Nel 326 a.C. la fortezza finì sotto il controllo dei Romani e poi di nuovo dei Partenopei. Alfonso d’Aragona nel 1441 collegò lo scoglio all’isola attraverso un ponte di pietra, rimpiazzando così il precedente ponte di legno, e volle che le mura fossero fortificate per difendere la popolazione dalle incursioni dei pirati. Attorno al 1700 sull’isolotto vivevano circa 2.000 famiglie, c’era un convento di monache clarisse, l’Abbazia dei Basili di Grecia, la curia vescovile e il seminario, oltre che il palazzo del principe e la guarnigione militare. Sullo stesso scoglio c’erano 13 chiese. Mai espugnato, il Castello Aragonese fu scelleratamente bombardato (senza una valida dichiarazione di guerra, in periodo di tregua) nel 1799 dall'Ammiraglio Horatio Nelson, che ne distrusse numerosi monumenti, attaccando coscientemente un isolotto che era, all'epoca, occupato da soli civili e monache. Nel 1912 il castello fu venduto a un privato e oggi rappresenta il monumento più visitato dell’isola. È possibile accedervi attraverso un tunnel scavato nella roccia con grandi fessure che consentono il passaggio della luce. Lungo il tunnel si trova una piccola cappella consacrata a San Giovan Giuseppe della Croce, santo patrono dell’isola. In alternativa, un punto di accesso più comodo è rappresentato da un moderno ascensore. Una volta giunti all’esterno, è possibile visitare la Chiesa dell’Immacolata e la Cattedrale dell’Assunta. La chiesa fu costruita nel 1737 nello stesso posto in cui si trovava una cappella dedicata a San Francesco e chiusa dopo la soppressione dei conventi e delle monache clarisse nel 1806.


Torre di Guevara (Cartaromana) .


Comunemente detta di Michelangelo o di S. Anna, è una casa turrita edificata sul tratto di costa che si affaccia sul Castello Aragonese appartenuta fino agli inizi dell’800 dai Guevara, duchi di Bovino. Viene comunemente indicata come Torre di Michelangelo perché leggenda vuole che vi abbia soggiornato Michelangelo Buonarroti, invaghito della poetessa e castellana Vittoria Colonna, marchesa di Pescara e moglie di Francesco Ferrante d'Avalos.

La costruzione della torre, avvenuta probabilmente alla fine del XV secolo, è attribuita a Guevara, venuto dalla Spagna al seguito di Alfonso I d'Aragona che nel 1454 lo nominò "cavalliere del re", quando un altro membro della stessa famiglia, don Francesco de Guevara, fu fatto governatore a vita dell'isola d'Ischia da Carlo V. La torre era immersa in origine in un giardino di delizie che, lambendo la acque di Cartaromana e quelle di una sorgente dismessa celebrata da Boccaccio, si chiudeva su due lati con alte mura in pietra vulcanica, di cui sussistono ancora dei tratti.

Articolata su tre livelli fuori terra, di cui il primo a scarpa concluso con un toro in pietra viva, presenta nel suo impianto quadrato e nella geometria delle aperture incorniciate da tessiture di pietra vulcanica a spessore un accento di marcata ed intenzionale sobrietà che si traduce in un'immagine di sottile eleganza, opera significativa del rinascimento napoletano.

La chiesa del Soccorso

Attualmente viene utilizzata come location per manifestazioni culturali, spettacoli e mostre d’arte (come quella organizzata nell’agosto 2005 e dedicata allo scultore Arnaldo Pomodoro o quella realizzata nel 2006 per Hidetoshi Nagasawa).


È posta sul promontorio del Soccorso ed è circondata per tre lati dal mare, su di un vasto piazzale dal quale, nelle belle giornate, si intravede l'Isola di Ventotene. Antico convento degli Agostiniani, fu fondato verso il 1350 e soppresso nel 1653, ma la chiesa, nella sua veste attuale, risale al 1864. Vi si accede da 20 scalini in piperno che portano all'atrio ove sono poste cinque croci sempre in piperno. La chiesa è conosciuta in tutto il mondo non solo per la sua posizione, ma soprattutto per la sua singolarissima facciata, bianca e adornata di ricca scala ricoperta di preziose maioliche del '700, raffiguranti santi e scene della Passione di Cristo. Lo stile è inconfondibile: la chiesa, sia pure nella elegante semplicità, riassume l'architettura greco-bizantina, moresca e mediterranea in una mirabile fusione di graziose e armoniche forme. L'interno è di grande interesse per il succedersi dei tipi di volta. Si presenta ad una navata con cappelle laterali e l'abside sulla quale, fino al terremoto del 1883, s'innalzava una svettante cupola. Nella cappella di sinistra si venera un Crocifisso taumaturgico, scultura di ispirazione catalana certamente del sec. XVI; custodisce inoltre la statua di sant'Antonio da Padova, la tela settecentesca di Cesare Calise "Sant'Agostino, Santa Monica e San Nicola de Talentino" (1633) e l'acquasantiera scolpita da Vincenzo Borquera (1610).


Divisioni amministrative



Amministrativamente Ischia è divisa in sei comuni:
Ischia
Casamicciola Terme
Lacco Ameno
Forio
Serrara Fontana
Barano d'Ischia

Negli ultimi anni, tuttavia, è nato il progetto del comune unico che prevede l'istituzione di un solo comune in luogo delle sei amministrazioni attuali. Questo progetto ha portato alla fondazione, l'11 novembre 2001, dell'Associazione per il Comune Unico.

Economia

Turismo


L’isola d’Ischia ha conosciuto un notevole sviluppo economico a partire dalla fine degli anni ’50 grazie alla nascita dell’industria del turismo. Oltre alla conformazione naturale e all’eredità storica che rende l’isola meta privilegiata dei turisti, buona parte del suo successo è dipeso dalla presenza di numerosissime sorgenti termali, conosciute ed utilizzate fin dalle epoche più remote (ne danno testimonianza numerosi scrittori greci e latini). Tali sorgenti furono descritte e analizzate sistematicamente dal medico ed idrologo calabrese Giulio Iasolino, che nel 1588 diede alle stampe il De' rimedi naturali che sono nell'isola Pithaecusa, hoggi detta Ischia che ad oggi rappresenta il primo trattato di idrologia medica. Attualmente più del 70% dei 289 alberghi ha annesso lo stabilimento termale e ben 122 sono gli stabilimenti convenzionati con il Servizio Sanitario Nazionale (SSN). La ricettività alberghiera ed extra-alberghiera è di circa 40 mila posti letto; gli alberghi sono 289 e gli esercizi di fittacamera sono oltre 2 mila, pari ad oltre un terzo dell'intera ricettività turistica della Regione Campania. Le presenze turistiche superano dal 1989 le 4 milioni di unità, di cui oltre il 60% straniere. Il fatturato diretto ed indotto supera i 250 milioni di euro annui, gli addetti al settore turistico si aggirano sulle 6.000 unità.



Agricoltura e pesca



Altri settori economici preponderanti sono l’agricoltura e la pesca. L’agricoltura è stata per anni la principale fonte di sostentamento, prima del boom turistico, anche se oggi la maggior parte dei terreni è incolta a causa della profonda crisi che si trascina da anni nel settore, dovuta sia al grande sviluppo del turismo, che ha reso l’agricoltura un settore poco redditizio, sia all’andamento altalenante dei prezzi dell’uva e dei vini. L’abitato costiero per eccellenza, quello di Forio, è sempre stato soprattutto il principale distretto agrario. Il suolo, assai fertile, permette colture variate: in primis la vite, che dà vini rinomati, olivi e agrumi, oltre che cereali, castagni, ortaggi e frutta. Tradizionalmente la pesca e la marineria sono sempre state attività di minor rilievo, sebbene l'isola sia, specie sul versante costiero settentrionale, ricca di approdi e spiagge. Il versante settentrionale, le cui coste basse scendono dolcemente sotto il livello del mare con un'ampia piattaforma costiera, fino ai 200m., si apre su un tratto di mare favorevole alla pesca mentre le coste orientali, prive di approdi, e soprattutto quelle meridionali, subito al largo delle quali il mare raggiunge notevoli profondità (più di 500m), sono meno favorite. Queste caratteristiche hanno fatto in modo che Ischia Ponte divenisse nei secoli il centro peschereccio per eccellenza, in cui risiede poco più della metà dei pescatori, mentre il resto è sparso negli altri centri, in primis Forio, seguita da Sant'Angelo, Testaccio e Lacco Ameno. Il periodo più favorevole per la pesca è quello estivo da maggio ad ottobre, tuttavia parecchi pescatori abbandonano da giugno ad agosto le acque della Campania, migrando temporaneamente verso il pescoso medio ed alto Tirreno. Alcune limitazioni nella pesca si sono avute con l'istituzione, mediante la legge 394/91[5], di un'area marina protetta denominata Regno di Nettuno che interessa i fondali marini prospicienti le isole di Procida, Vivara e Ischia.

Collegamenti marittimi


Per giungere all'isola d'Ischia si arriva in auto, treno o aereo nella città di Napoli e da qui ci si imbarca su nave traghetto o aliscafo da uno dei tre porti (Napoli, Mergellina, Pozzuoli). I collegamenti marittimi tra Ischia ed il continente avvengono tra i tre porti dell'isola (porto d'Ischia, porto di Casamicciola e porto di Forio) ed i porti di Napoli-Beverello, Pozzuoli, e Napoli-Mergellina (nel periodo estivo funziona anche il collegamento aliscafi tra Napoli Mergellina e Forio d'Ischia). Mediamente il tratto di mare da coprire è di 14 miglia con la punta massima di 18 miglia per la tratta Ischia-Napoli; il tempo medio di navigazione è di 90 minuti con nave traghetto e di 40 minuti con aliscafo o nave veloce. Per disciplinare il traffico dei veicoli durante i mesi estivi è in vigore una specifica ordinanza del Prefetto che vieta lo sbarco sull'isola di moto ed autoveicoli ai residenti in Campania

Fonte - Wikipedia.org

 

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